Venerdì 15 Dicembre 2017
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Pubblicato il 06 dicembre 2012 da Marco Berni 1

Viaggiare fino a Nome

Sofferenza, “il soffrire sia fisicamente che moralmente”, capacità di sopportare, tolleranza.
Sono passati più di tre anni dalla mia ultima Iditarod, ma è bastato meno di un minuto, giusto il tempo per aprire il vocabolario alla voce sofferenza per far riaffiorare tutti i ricordi. Siccome sono anche un po’ masochista sono andato a rivedere gli spezzoni delle riprese della traversata ed il gioco è stato fatto.

Anche se sono al sicuro in cucina a casa mia con il pc sul tavolo, mi ritrovo catapultato di colpo sul trail in Alaska e il mio cuore ha aumentato inspiegabilmente i battiti.

Sofferenza Mentale

Avevo dimenticato la follia che mi ha accompagnato durante il tragitto fino a Nome.
Quando parlo di follia non intendo quella sana che tutti noi abbiamo (anche se in percentuale diversa); parlo di quella che fa paura, alla Jack Nicholson nel film “Shining”.
Mi rivedo nelle immagini e non mi riconosco:  ero devastato mentalmente, con un continuo sdoppiamento della personalità a tal punto che  tutt’oggi ritengo che il Marco che ha attraversato l’Alalska non sia lo stesso che vive a Brescia, e per assurdo mi piacerebbe incontrarlo per stringergli la mano.
L’altra persona, quella che abitava nel mio corpo durante la traversata, l’avevo sempre contro in ogni decisione: per esempio,  quando mi fermavo a bere venivo accusato di finire tutta l’acqua e a lui non sarebbe rimasto niente, oppure dopo una notte intera trascorsa a cercare il trail in mezzo ad una tempesta di neve , sentirmi  dire “ho dovuto fare tutto io per uscire da questo casino”. Perfino il rumore che produceva la slitta sulla neve sembrava un lungo interminabile applauso di centinaia di persone.
Tutto questo riportato per ore e ore mi portava alle lacrime.

Sofferenza Fisica

E’ incredibile come dopo l’arrivo a Nome il mio fisico abbia ceduto: le caviglie non avevano più la loro forma originale e i muscoli erano completamente vuoti; ma la cosa che più mi preoccupava era l’aver perso la vista.
In Alaska penso di aver superato abbondantemente il mio limite, per assurdo mi sento come un ballerino di 150 kg che sogna di ballare alla prima della scala. Tutti direbbero che è impossibile, eppure il ballerino riesce a salire sul palco e a portare a termine in modo egregio la sua danza.
Tiziano Terzani racconta in un suo libro, “Quando l’allievo è pronto il maestro compare”,  lo stesso vale per un amore, un posto, un avvenimento: inutile cercare le ragioni e spiegazioni.

Commenti
  • Diego gibelli
    1802 giorni ago - Rispondi

    Che dire..?! Penso che quello che dici e che hai fatto sia il massimo per quelli che come te amano il brivido, ma sopratutto la natura dura, e viva!!!

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