Lunedì 25 Settembre 2017
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Pubblicato il 06 febbraio 2013 da Marco Berni 0

Raccolta di articoli sull’Iditarod Trail Invitational del 2009

L’iron-man di Monticelli è più duro del ghiaccio


Articolo di Massimiliano Magi del 13 Marzo 2009

Quando l’iron-man di Ghedi Savino Musicco ha visto il suo compagno di viaggio Francesco Ghigliotti fermarsi a lavare i piatti a Elga Olen al check-point di Nikolaj, ha capito che l’Iditarod Trail Invitational ha ormari irrimediabilmente preso una piega diversa da quella delle precedenti edizioni. La sfida all’Alaska della comitiva bresciana sta assumendo i contorni di una disfatta.
Il campione in carica dei “camminatori” Riccardo Ghirardi di Gussago si è arreso in partenza, vittima della scelta di cimentarsi stavolta in sella a una mountain-bike, un mezzo apparso inadeguato alle insolite condizioni meteo del tracciato segnato da neve fresca e friabile. Anche Roberto Gazzoli di Flero che affronatava la gara a piedi ha fatto poca strada.
Gli altri due bresciani stanno pagando dazio alla neve che cade da giorni. Musicco in particolare è in notevole ritardo, essendo partito da Nikolaj la sera del 10 marzo e soltanto nella giornata di ieri, probabilmente, ha tagliato il traguardo della gara intermedia a McGrath.
Un passaggio che è stato invece sorpassato con un anticipo di 4 giorni dal vincitore in bici della gara intermedia (sui 560 km) Jeff Oatley, atleta di casa, mentre il primo a tagliare a piedi la tappa intermedia è stato lo statunitense Tim Hewitt, l’8 marzo alle 5 ore locali.
Sia pure lontano anni luce dai record fatti registrare in passato da Roberto Ghidoni e Willy Mulonia il migliore dei bresciani è Marco Berni di Monticelli Brusati, arrivato settimo tra i camminatori, ma soprattutto determinato a continuare sul percorso più lungo, tant’è che il prossimo aggiornamento dovrebbe arrivare da Shageluk, quinto check-point dopo McGrath.
La scelta di proseguire sul percorso lungo (circa 1800 km) potrebbe consentirgli di recuperare molte posizioni sulla strada per Nome. Molto dipenderà anche dalle condizioni meteo: nei giorni scorsi il termometro è sceso 30 gradi sotto lo zero. Un grosso aiuto potrebbe arrivare dall’Iditarod vera e propria, ossia la tradizionale gara delle slitte trainate da cani che prosegue molto più rapidamente e che in queste ore dovrebbe superare gli atleti battendo il sentiero in modo da renderlo più visibile e soprattutto più comodo, specialmente per i camminatori.
Ieri infatti le slitte erano già a pochi km da McGrath, dove continua a nevicare. Verso Shageluk invece le previsioni meteo danno nuvoloso ma senza precipitazioni, con venti a -10 gradi.

Berni si è già preso mezza Alaska


Articolo del 13 Marzo 2009

Un altro bresciano saluta l’Alaska e l’Iditarod Trail Invitational, ma questa volta non si tratta di un abbandono. Savino Musicco di Ghedi ha infatti ultimato con onore il tracciato da Knik a McGrath, chiudendo così la sua partecipazione alla massacrante competizione tra i ghiacci sulla mezza distanza (560 km).
E’ accaduto alla mezzanotte dell’11 marzo, ovvero alle 10 di ieri mattina ora italiana. L’organizzatore dell’evento Bill Merchant ha riferito di “aver visto arrivare Musicco molto provato, con i piedi pieni di vesciche, ma davvero soddisfatto di essere riuscito a portare a termine la gara”. Una doppia soddisfazione, visto che dei quattro bresciani partecipanti due si erano già ritirati: sono Riccardo Ghirardi di Gussago e Roberto Gazzoli di Flero.
Ieri mattina, dopo un paio d’ore di riposo, Musicco è stato trasferito ad Anchorage per il ritorno in Italia. Ora le attenzioni sono tutte rivolte a Marco Berni di Monticelli, l’unico ad aver deciso di proseguire sulla distanza di 1800 km, verso Nome. Due giorni fa si trovava a Takotna, prima tappa dopo McGrath e nella serata di oggi dovrebbe arrivare a Shageluk. Da lì in poi restano ancora ben 12 tappe.

Berni fa il pieno di cheeseburger e sfida i ghiacci


Articolo del 20 Marzo 2009

Dopo giorni trascorsi a camminare mangiando liofilizzati e barrette energetiche, si è seduto nel check-point di Shageluk e ha fatto fuori sei cheeseburger, purè di patate e pane, marmellata. Il tutto accompagnato da latte e sei lattine di Coca Cola. Più che la dieta di un atleta, pare lo sfogo di un naufrago dopo giorni di digiuno forzato.
Ma in fondo, l’avventura in Alaska scelta da Marco Berni, di Monticelli Brusati, tra gli ultimi atleti ancora in gara all’Iditarod Trail Invitational, riserva emozioni del tutto simili a quelle di uno che finisce spiaggiato su un’isola deserta.
Da giorni, è l’unico bresciano ancora in gara, dopo i ritiri di Riccardo Ghiardi (Gussago), Roberto Gazzoli (Flero) e la conclusione della gara a McGrath sulla distanza intermedia per Savino Musicco (Ghedi). Ma per avere un’idea più chiara della situazione, basta dire che su 50 partecipanti, Berni è l’unico rimasto assieme ad altri due camminatori.
L’ultimo aggiornamento è stato inviato il 17 marzo da Greyling, il settimo check-point dopo McGrath. Resta da percorrere qualcosa come 10 check-point per circa 900 km. Ciò significa che questa traversata sarà ricordata per la sua durata, a causa delle pesanti nevicate che nella prima parte hanno rallentato molto gli atleti. Questo anche perché il 2009, in quanto anno dispari, prevede la percorrenza della variante sud, la più difficile. Due anni fa Berni, sempre per la distanza di 1800 km, impiegò 30 giorni e 21 ore. Ieri era il diciottesimo giorno di gara e di chilometri ne sono stati percorsi circa poco più di 900. Resta una bella scarpinata con venti chili di slitta al seguito.
La buona notizia è che strada facendo Berni ha ridotto anche il distacco dai primi, che lo precedono di circa un giorno e mezzo. Sono Tim Hewitt e Tom Jarding, entrambi statunitensi. “Mi sono spesso chiesto” ha detto l’organizzatore Bill Merchant “Come Berni abbia potuto affrontare così serenamente la prima edizione. Ora ho capito: quando si siede mangia tutto quello che può, quindi si alza e riparte con una buona scorta”.
Berni ha rilasciato un’intervista anche al giornale online adn.com, al quale ha dichiarato con orgoglio di non utilizzare telefoni satellitari, contrariamente ai miei avversari.
Questo rafforza la mente e consente di essere più autonomi, oltre che di vivere meglio l’avventura.

Folle corsa tra i ghiacci: Berni cerca la vittoria

Il bresciano Marco Berni – titolare con la famiglia del bar Verde Menta in città – ora cerca la vittoria. E ce la può fare. Perché al momento sono rimasti soltanto in due (lui e un atleta americano) a contendersi la vittoria dell’Iditarod, la folle competizione tra i ghiacci dell’Alaska che lo scorso anno aveva visto trionfare un altro bresciano, Roberto Ghirardi.
In questa edizione Ghirardi ha dovuto cedere il passo per problemi a un ginocchio. Ma a tenere alta la bandiera della Leonessa è rimasto Berni. E l’impresa che sta compiendo ha dell’impossibile. Perché l’Iditarod è una gara estrema sia per le condizioni climatiche, con temperature che spesso arrivano a 40 gradi sotto lo zero, sia per la lunghezza del percorso, che attraversa ben 1.770 km di tundra sterminata e deserti di neve, valichi impervi e distese di ghiaccio.
Senza dimenticare che- come recita la liberatoria che gli atleti devono firmare al via – lungo il tragitto si possono incontrare orsi, lupi, bisonti, alci e altri animali.
Insomma: l’Idita è una gara per sopravvivere. E Berni è davanti

L’Alaska si arrende alla forza di Berni


Articolo pubblicato sul Bresciaoggi del 29 Marzo 2009

A forza di hamburger e Coca Cola era iniziato due giorni fa lo sprint finale di Marco Berni, l’atleta di Monticelli Brusati alle prese con gli ultimi km dell’Iditarod Trail Invitational. Tra le nevi e i ghiacci dell’Alaska, l’iron man di Monticelli inseguiva lo statunitense Tim Hewitt che lo precedeva di una tappa e mezza. E ieri, dagli aggiornamenti inviati dall’organizzazione nel primo pomeriggio, sembrava potesse tentare l’affondo al diretto antagonista.
Così non è stato per un problema di differita tra le telefonate e i messaggi aggiornati dalle agenzie dell’Alaska Ultrasport che organizza la gara. Infatti, proprio l’altra sera, alle 18.18, le 9.18 in Alaska, un’agenzia dell’organizzazione ha battuto la fine della gara: Hewitt è arrivato a Nome, al termine di 1800 estenuanti km.
Dunque, Berni può mettersi l’anima in pace godendosi un piazzamento che, in realtà, è un doppio successo. visto che dietro di lui non c’è più nessuno dei 45 partecipanti. Molti si sono fermati alla gara intermedia di McGrath (come Savino Musicco di Ghedi), altri hanno proseguito per poi abbandonare e altri hanno mollato già dai primi giorni, come Riccardo Ghirardi di Gussago (per un infortunio al ginocchio) e Roberto Gazzoli di Flero messo fuori causa dal maltempo.
L’ultimo ritiro era arrivato una settimana fa con l’abbandono dell’altro statunitense Tom Jardin, in coppia con Tim fino all’ultimo. Berni due giorni fa era invece a Shaktoolik, da cui intendeva partire già di notte (la luminosità del cielo era buona), per tentare il tutto per tutto.
Prima di farlo siera ingollato tre hamburger e aveva bevuto un litro e mezzo di Coca Cola. Aveva quindi riordinato la slitta e l’equipaggiamento per proseguire verso Koyuk. In queste ore dovrebbe essere dalle parti di White Mountain, terzultima tappa, prima del rush finale verso Nome, che chiuderà una camminata paurosa tra ghiaccio e neve con temperature fino a -30.

Marco Berni ce l’ha fatta

Marco Berni, alle 13 di ieri, le 3 di notte in Alaska, ha portato a termine l’Iditarod. Nonostante il forte vento è riuscito a coprire i 124 km dell’ultima tappa che lo dividevano da Nome, sullo stretto di Bering. Con lui ci sarebbe solo un altro atleta. Berni è uno degli 8 che sono riusciti a completare la traversata a piedi dell’Alaska nella storia della gara. E per due volte, nel 2006 e adesso nel 2009.

Scarica il telegramma che Marco Berni ha ricevuto il 3 Aprile 2009 da parte di Alessandro Sala, Assessore Provinciale allo Sport della Provincia di Brescia

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