Venerdì 15 Dicembre 2017
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Pubblicato il 06 febbraio 2013 da Marco Berni 0

Marco Berni, un esempio di passione sportiva

dall’articolo di Samanta Scibilia uscito su “Farmacia Futura” di Giugno 2010

Lo sport è l’insieme di quelle attività, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l’intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne è spettatore». Questa è la definizione che potete trovare sfogliando un qualsiasi dizionario di lingua italiana alla voce “Sport”. I ragazzi di oggi si muovono poco, e quelli che praticano sport lo fanno solo per accontentare i genitori o per raggiungere fama e notorietà, provocandosi stress fisici ed emotivi, nocivi alla loro salute.

Adolescenti e sport


I ragazzi hanno bisogno di qualcuno che li sensibilizzi ad una pratica sportiva sana e senza rischi, a lasciare da parte l’agonismo e riscoprire il significato migliore del fare sport. Nell’Alaska, spazzata da un vento gelido con temperature sotto lo zero, un bresciano ha partecipato ad una delle gare sportive più belle, dove il primo riceve lo stesso premio dell’ultimo classificato: una maglietta ed una pacca sulla spalla. Questo è Marco Berni, nato il 2 giugno 1966, 63 kg di peso e 189 cm di altezza, una persona normale, ma con un grande amore per la corsa estrema e per le sfide personali. È stato il testimonial d’eccellenza per promuovere un sano approccio allo sport e all’attività motoria nelle scuole, in particolare nel progetto “Adolescenti e sport” realizzato nelle scuole bresciane di Monticelli Brusati e di Ome. Le tavole rotonde sono state organizzate da Lions Brescia Cidneo e dal Panathlon Brescia, con il patrocinio di Federfarma Brescia, la collaborazione della scuola e dell’Amministrazione comunale.

Alaska: una strada dal cuore grande


Marco ha saputo catturare l’attenzione dei ragazzi, trasmettendogli con passione la sua esperienza, ha descritto le intense emozioni vissute in quel mese di gara e la fatica fatta per poter raggiungere Nome (l’unico che nel 2009 è riuscito ad arrivare, secondo soltanto a un americano). «Penso di aver superato abbondantemente il limite del mio esile fisico – spiega Marco -. Mi sento come un ballerino di 150 kg con il sogno di poter ballare alla Scala ed alla fine ci riesce. Un mio caro amico mi ha detto che, se la strada che percorri ha un cuore, tutto è possibile, sicuramente la strada che ho percorso io in Alaska ne aveva uno grande». Grazie anche ad un filmato i ragazzi hanno potuto osservare le condizioni ed i rischi: dall’incontro con animali selvatici quali alci, bufali e lupi; la possibilità di valanghe, frane di rocce o di ghiaccio, il congelamento, la disidratazione, l’ipotermia, le cadute in corsi d’acqua ricoperti da ghiaccio sottile, essere investiti da motoslitte. Nonostante questo, Marco si ripresenta sempre al via, non solo per l’amore che lui ha per l’Alaska, ma anche per le amicizie e le sfide con se stessi che una gara di questo genere può far nascere.

Tanti professionisti a fianco dei ragazzi


Hanno contribuito con la loro presenza alla tavola rotonda, rispondendo alle domande dei ragazzi, i medici dello sport prof. Claudio Orizio e dott.ssa Elena Baruzzi, lo psicologo dr.ssa Chiara Cominacini Bulgarini, i farmacisti dott. Gianni Broggi e dr. Marco Belloni.

Marco e la gara


«L’importante non è vincere, ma partecipare per poter vincere» questo raccontava Pierre de Coubertin, ma è un motto che si addice anche al nostro sportivo. Marco, monticellese, 43 anni, gestisce un ristorante a Brescia e ama la vita a contatto con la natura. Nel 2007 è stato in Alaska per la seconda volta, dopo aver concluso nel 2006 la gara fino a Nome in 30 giorni; è uno degli otto uomini al mondo che è riuscito a concludere questa gara a piedi. Nel 2009, all’età di 42 anni, per il quinto anno consecutivo, ha scelto di partecipare a Iditarod Trail Invitational: 1770 Km attraverso l’Alaska. Competizione che non ha mai vinto, è sempre arrivato secondo, ma solo pochi raggiungono il traguardo dei cinquanta atleti selezionati fra le domande che giungono da tutte le parti del mondo. Andare a piedi, trainando una piccola slitta, per meglio conoscere questo severo ed affascinante ambiente naturale dell’Alaska. «Che grande emozione ritrovarmi qui dopo due anni, ha proprio ragione Silvana – continua Marco-. L’Alaska è una dipendenza per me e faccio fatica a staccarmene, ma vi assicuro che vi innamorereste anche voi di questi luoghi». La partenza è da Knik Lake, lago ghiacciato nelle vicinanze di Anchorage, capitale dell’Alaska e le regole della competizione sono poche: lungo tutto il percorso non è permesso alcun aiuto meccanico e nessuna squadra di assistenza. Mountain bike, sci alpinismo, arrampicata su roccia, corsa a piedi anche di notte e su neve, con un occhio alla bussola e sotto il controllo del dott. Rosa dello Sport Marathon – Medical Center: questi sono gli allenamenti della “giraffa”, così soprannominato dagli americani per la sua altezza. Passo dopo passo nella neve, nella sua mente si accavallano decine di quesiti, di ricordi, i pensieri volano alla moglie Silvana ed agli amici, è una sfida con se stessi, lì, fuori, solo in un habitat naturale dalle condizioni estreme. Nonostante congelamenti e lunghe solitudini né il fisico né la mente possono cedere. Situazioni estreme, ma nel pieno spirito sportivo.

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