Lunedì 25 Settembre 2017
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Pubblicato il 28 febbraio 2013 da Marco Berni 0

Da Monticelli all’Alaska

Dall’articolo di Isabella Berardi pubblicato su Il Giornale di Rovato di Febbraio 2013

E’ una delle competizioni più estreme al mondo, effettuabile con sci, mountain bike o a piedi: si tratta dell’Iditarod, 1800 km tra i ghiacci eterni dell’Alaska.
Solo quattro uomini al mondo sono riusciti a portare a termine il percorso. Tra questi, il franciacortino Marco Berni di Monticelli Brusati, classe 1966, 1,90 m di altezza per 67 kg: “un incrocio tra un fantino e un giocatore di basket” come ama definirsi.

Incontro Marco per un’intervista un mercoledì di fine gennaio. All’Iditarod, edizione 2013, manca poco più di un mese e Marco non sa ancora se potrà partecipare o no. I fondi, data la crisi, scarseggiano e per permettergli di partecipare è stata aperta anche una raccolta on line. Per Marco, questa sarebbe la sesta partecipazione: la prima è stata nel 2004, sulla variante da 560 km del percorso, dove si classifica terzo, l’anno successivo è costretto invece al ritiro.
Nel 2006, è secondo assoluto sul percorso da 1800 km, nel 2007 è terzo sulla variante corta. Infine, il 2009 lo vede di nuovo secondo sul percorso lungo. La prima cosa che gli chiedo è come ci si prepari ad un’avventura del genere: “l’allenamento fisico conta per il 35-40%, il resto lo fa la testa” mi risponde sorridendo.
Nervi e spirito saldi, quindi, dato che, come mi spiega, certe volte bisogna affrontare 20-22 ore di cammino senza riposo “perché se ti trovi nel bel mezzo di una bufera è meglio non fermarsi”.

Nel percorso, il bagaglio è ridotto all’essenziale: “tutte le mie cose sono in uno slittino in carbonio e vetroresina costruito nel garage di casa di un amico” mi racconta “dentro metto ricambi di biancheria e cibo, come striscioline di salmone affumicato che compro nei villaggi in Alaska, croccante e torrone che porto dall’Italia, cioccolato e frutta secca”. E tanti calzini, mi dice ridendo, perché “se per sventura il calzino si bagna, asciugandosi poi il tessuto si ghiaccia e allora sono problemi seri per i piedi”.
Un equipaggiamento che pesa comunque circa 22/23 kg che vengono trainati dallo stesso corridore lungo il percorso. Marco mi racconta anche altre cose: del calore con cui i corridori sono accolti dalla gente locale, che spesso li ospita nelle proprie case, della bellezza del paesaggio ghiacciato dell’Alaska.

“Io ci parlo con il vento lì” mi racconta “una notte durante una tempesta di neve, ho detto al vento ‘puoi fischiare fin che vuoi, ma io passerò’. E sono passato”. Sempre con rispetto, ci tiene a precisare, verso il luogo che ti sta ospitando e la sua Natura “che ti mette sempre di fronte alle cose vere, alla parte più autentica di te e delle persone che ti stanno intorno”.
Proprio prendendo spunto da questo, Marco, che nella vita è ristoratore, sta ora puntando anche su un’altra attività, quella di team builder, in cui lo sport diviene un mezzo per unire un gruppo di lavoro. L’idea è quella di organizzare seminari a sorpresa in luoghi selvaggi, come rifugi montani o il deserto, dove i partecipanti si possano trovare a contatto con difficoltà che li costringano a tirar fuori la parte più vera di loro e fare squadra per superare i problemi.

Per ogni informazione, si può consultare il sito www.marcoberni.com.

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